martedì 17 novembre 2015

Ogni mattina

Ogni mattina che accompagno a scuola mia figlia ci godiamo l'alba sulle Dolomiti dalla macchina. Lei, che è nata qui, non ci trova nulla di straordinario, ma io che sono nato in città si. Anche dopo oltre 30 anni che vivo tra questi strani monti appuntiti e ripidi.
Pelmo e Civetta dalla strada di La Court (casa)


Salendo Passo Campolongo, Piz Boè (Sella)

Ciampac e Sassongher (Corvara)

La Villa, pista Gran Risa, tutto pronto (anche le luci!) ma manca un dettaglio:la neve!

lunedì 2 novembre 2015

giovedì 29 ottobre 2015

UNA STORIA DELL'ALPINISMO, un libro coraggioso di Gianni Pastine (ed. Liberodiscrivere)

Visto che si tratta di una pubblicazione molto sobria, passerà certamente meno osservata di quanto meriterebbe, ma questo libro è una perla.
Non è esente da difetti ma è l'unico nel suo genere che ha avuto il coraggio di raccontare fatti storici analizzandone motivi inediti.

Personaggi intoccabili come Bonatti non ne escono tanto bene (è solo l'esempio più eclatante, ma non certo l'unico) e questo la dice lunga sul coraggio e l'intelligenza sottile dell'autore, che ho la fortuna di conoscere bene di persona.
Giovanni Pastine ha attraversato fisicamente un settantennio di alpinismo e, come scrive, in questo bel libro, "ci fu un epoca in cui ci conoscevamo tutti" e non sorprende quando discute (in francese anche nel libro) con Rebuffat o Terray o si disseta al Breuil con Carrel scambiandosi battute in patois.
Sono rimasto a bocca aperta e l'ho letto due volte di seguito. 
Certo che l'autore indugia su fatti a livello locale che riguardano i luoghi che meglio conosce, ma se tra questi ci sono tutte le Alpi occidentali (dalle Liguri in su!) e le Dolomiti, direi che ce n'é per togliersi più di una soddisfazione sia a livello storico che letterario.
Finisce in maniera solennemente e positivamente lapidaria.
E' un libro che dovrebbe stare nella biblioteca di ogni alpinista, senza distinzioni di livello tecnico e di passione e/o frequentazione.
Se avete letto Tempo per Respirare di Reinhard Karl e ogni tanto lo riprendete dalla libreria per leggerne qualche passo stando in piedi e commuovendovi ogni volta come se fosse la prima, prima di riporlo al suo posto, ecco, Una Storia dell'Alpinismo potrebbe trovare posto su quello stesso scaffale.
G.Pastine (foto di Egidio Nicora)

Ho scritto la mia storia dell'alpinismo con l'intento di inserirla in quella più generale, troppo sovente trattata in maniera retorica, storia alpinistica compresa.
L'alpinismo, attività elitaria per eccellenza, è parte inscindibile della storia dell'umanità. Esso non è praticato solo a livello di elevata difficoltà tecniche e ambientali come non è praticato solo alle massime altitudini. È un'attività che si svolge, anche e più frequentemente, su altitudini e difficoltà modeste, là dove si evidenzia la maggiore frequenza. Non può quindi essere separato da ogni altra manifestazione della vita, passata come più recente. G.Pastine.









lunedì 19 ottobre 2015

ERRI DE LUCA ASSOLTO. Le ingiustizie vanno sabotate, sempre!

Oggi 19 ottobre 2015 lo scrittore Erri De Luca, imputato per avere criticato il TAV definendola un'opera che andava sabotata, è stato assolto per non aver compiuto il reato penale di istigazione a compiere atti criminali.
E' una vittoria di tutti noi e della libertà di parola.
Qui la notizia e il VIDEO dell'inizio del processo. 
Erri è un amico e un arrampicatore e saperlo libero da quest'ingiusta accusa è per me un giorno di festa.
E pure io sono convinto che il TAV in Val di Susa non serva a niente.
Erri De Luca e Marcello Cominetti a Corvara

mercoledì 23 settembre 2015

LEGGENDE QUASI METROPOLITANE PARTE 2^

Patagonia, orizzonti vasti e scarpe basse
"Mi dia pure quelle che bloccano la caviglia che mi danno più sicurezza"

No, per favore, le scarpe alte sopra la caviglia per camminare sui sentieri, no, per favore no!
I portatori himalayani si fanno un culo mostruoso. Vivono portando sulla schiena per ore dei pesi che noi neppure riusciamo a sollevare. Come faranno?
Mi è capitato spesso, prima di partire per un trekking o una spedizione, di equipaggiare adeguatamente i portatori. Non è solo uno scrupolo morale ma lo prevede anche una legge locale. I portatori sono scalzi o tutt’al più hanno le infradito. Noi gli diamo delle scarpe da trekking, di quelle che la maggior parte della gente che cammina sui sentieri usa qui.
Loro ringraziano, le accettano e pochi minuti dopo le hanno vendute al negozio del villaggio dove si riforniscono i turisti.
Annapurna Himal,galline in gabbia di ferro
Non c’è verso di fargliele usare e già dopo la prima volta mi sono spiegato il perché.
Hanno paura di cadere perché quelle scarpe, che noi (io no) usiamo comunemente sui sentieri impediscono alla caviglia di articolarsi adeguatamente per adattarsi alle asperità del terreno, garantendo il necessario equilibrio.
Diversamente accade se gli si danno delle scarpe cosiddette “basse”, meglio se leggere, quelle che noi chiamiamo “da ginnastica”. Loro con quelle scarpe da ginnastica ci salgono le montagne portando sulla schiena 30 kg!
Anche io cammino con le scarpe basse e mai mi sognerei di usarne di alte sopra la caviglia, tantomeno se rigide, a meno che non ci sia la neve o il ghiaccio. Ma quelli si chiamano e sono: scarponi.
Ogni paese ha la sua cultura in fatto di scarpe. Per esempio negli USA gli escursionisti usano scarpe basse anche se sono malfermi e alle prime armi. Nella loro storia recente di frequentazione moderna dei sentieri non c’è una tradizione di “scarponi” come da noi e quindi non conoscono l’uso di calzature che coprano, limitandone i movimenti, la caviglia.
Per chi è nato è cresciuto e ha giocato sul cemento è difficile avere una buona articolazione laterale della caviglia. Per molti l’inclinazione laterale della caviglia viene associata alla “storta” un evento certamente da evitare.
Quello che la medicina chiama pronazione e supinazione sono praticamente movimenti che la vita sul terreno artificiale piano (pavimenti, strade, scale, ecc) riesce nel tempo a atrofizzare quasi del tutto.
Per questo chi affronta per le prime volte un terreno anche poco accidentato tende a ricercare l’equilibrio aprendo istintivamente le braccia per bilanciarsi. Se quest’ultimo ha ai piedi delle scarpe alte, la possibilità che un minimo movimento laterale della caviglia gli faccia trovare il giusto equilibrio, scompare del tutto.
Annapurna Circuit
Il risultato è che la persona si sente insicura, procede indecisa e con inutile sforzo, trovando il camminare su un sentiero un’attività più complicata di quello che è.
Solitamente chi si sente insicuro acquista delle scarpe che gli “proteggono”, bontà sua, la caviglia e quindi l’errore è fatto in partenza.
Per chi ha questi problemi (un sacco di persone) esistono dei semplici esercizi, fattibili anche in casa, che prevedono il muoversi su oggetti di forma irregolare posti sul pavimento e a distanza diversa, come fossero i sassi di un macereto o del greto di un fiume. Ciò nonostante nulla riesce a riprodurre la varietà di forme del terreno naturale e per esercitarsi anche in città basta essere ribelli e… calpestare qualche aiuola.
In tutti i casi vanno utilizzate scarpe basse che permettano di “sentire” il movimento che ci tiene costantemente in equilibrio. Finché non si avvertirà questa sensazione istintiva (in chi fin da piccolo ha potuto giocare sui prati, per es.) della caviglia che si inclina longitudinalmente e lateralmente a ogni passo adattando l’appoggio del piede al terreno sottostante.
Sacco pesante su ghiacciaio, qui hanno
senso le scarpe alte e perfino i bastoncini!
Se questo non avviene, sarà tutto il corpo a inclinarsi continuamente in maniera rigida non facendo trovare mai l’equilibrio e generando le spiacevoli sensazioni di cui sopra.
Come anche l’uso dei bastoncini, nelle persone sane, le scarpe alte limitano i movimenti utili alla camminata dando una sensazione di sicurezza totalmente falsa che si “acquista” nei negozi al momento di comprare questa o quella calzatura.
Le aziende produttrici di calzature devono venderle e quindi ne producono vari modelli alti perché il mercato dell’insicurezza li richiede.
Io ho collaborato e collaboro tutt’ora con aziende calzaturiere notissime e la stessa cosa me l’hanno sempre detta anche i produttori.
Le scarpe alte servono quando il terreno è innevato o ricoperto di ostacoli pericolosi come sterpi o oggetti appuntiti o taglienti (da qui le scarpe di sicurezza obbligatorie sui cantieri edili), ma quando si cammina su sentieri o si salgono vie ferrate, sono assolutamente deleterie.
I miti da sfatare (e distruggere) sono poi anche quelli legati alle suole.
Il marketing di molte aziende abili nel farlo, imbroglia molti escursionisti sprovveduti.
Qui non posso fare nomi (mi hanno già condannato per diffamazione per molto meno, sic) ma marche costose d’oltralpe e d’oltreoceano sono ambitissime dai più mentre hanno caratteristiche tecniche assolutamente negative. Suole dal grip inesistente di modelli molto in voga dovrebbero essere proibite, tanto sono pericolose, eppure sono ai piedi della più parte degli escursionisti. Così come anche tomaie comode solo nel negozio, quindi dal volume interno esagerato o inadatto al vostro piede, e che poi sui sentieri si rivelano più simili alle scatole che le contenevano che a uno strumento complesso come deve essere una scarpa da escursionismo o da trail running.
I modelli validi ci sono e, oltre ad essere bassi, hanno suole di gomma che aderisce bene ai vari terreni, un buon inserto ammortizzante sotto al tallone, su cui grava l’80% del peso del camminatore, e una tomaia le cui stringhe permettano un ottimale adattamento ai vari tipi di piede. Pesano poco e nel caso della suola Stealth (qui si che posso fare il nome perché ne parlo bene) in dotazione a pochissimi articoli sul mercato (chissà perché?) le prestazioni sul viscido, sulla ghiaia e comunque su ogni tipo di terreno non innevato, sono superiori anche del 60% a quelle dei modelli più altisonanti e alla moda.
Anche Vibram ha alcune mescole molto buone, ma non tutte quelle col classico bollino giallo lo sono. State all’occhio al momento dell’acquisto perché si trova di tutto e certe suole sono dei veri pattini a rotelle!!! Anche quando sono sotto a modelli costosi e famosi.
Col di Lana, Dolomiti, scarpe
basse d'estate fin da piccoli. Isa Kominet.
Mi sono sempre detto che se per le guide alpine è ormai d’obbligo l’uso dell’ARTVA d’inverno, lo stesso dovrebbe essere per avere certe suole sotto le scarpe nella stagione estiva. Infatti se devo assicurare delle persone andando a corda corta (di conserva) su terreno facile, ho assolutamente bisogno di avere un ottima aderenza sul terreno su cui ci si muove legati, appunto, da una corda.

Meno aderenza significa meno sicurezza per la cordata, una condizione, quella della sicurezza che per una guida (ma anche per un dilettante) deve rappresentare un pilastro imprescindibile.
Tommi Cominetti medita ai piedi del Fitz Roy in scarpe... da ginnastica (!)
Quindi equilibrio e buona aderenza sul terreno sono fattori determinanti!
Per questo sono anni che faccio queste riflessioni che ora ho scritto qui.


sabato 12 settembre 2015

LEGGENDE QUASI METROPOLITANE parte1^

Portatori carichi e turisti leggeri con bastoncini in Himalaya
Erano gli anni ottanta quando Reinhold Messner apparve in qualche foto, durante un avvicinamento himalayano, mentre camminava con tra le mani dei bastoncini da sci.
La cosa, sulle prime, passò inosservata ma neppure troppo.
Sono convinto che avesse preso una storta e usasse i bastoncini un po’ come delle stampelle da sentiero. Fatto stà che dopo qualche anno gli escursionisti, pressati dal consumismo indotto dalla crescita del numero delle aziende che producevano articoli da montagna, iniziarono a usarli per camminare sui sentieri.
Niente di più inutile, ma la cosa ebbe, proprio perché inutile (!) un grande successo e oggi, ma già da diverse stagioni, si vedono sui sentieri moltissimi di questi handicappati (=Aggettivo. Che si trova in condizioni di evidente svantaggio, di manifesta inferiorità) utilizzare le due aste per camminare.
Possono servire se trasportate grandi pesi ma è una cosa che nessuno fa, almeno dalle nostre parti.
Tralascio perché noiosi i racconti di quelli che usano repentinamente i bastoncini per indicare cime o direzioni colpendo il setto nasale di chi sopraggiunge da dietro.
Molti che si avvicinano al semplice camminare sui sentieri per la prima volta, acquistano assieme agli altri innumerevoli articoli inutili (potrei fare un lungo elenco che vi risparmio), anche i bastoncini, considerandoli un attrezzo indispensabile quanto le bombole per i subacquei o la racchetta per i tennisti.
L’essere umano, milioni di anni fa, aveva preso una direzione nell’evolversi da essere scimmiesco in umano, appunto, cercando faticosamente di assumere una posizione eretta, come si vede in quei disegnini di darwiniana memoria,  che ritraggono di profilo una scimmia che nelle immagini che seguono assume una posizione sempre più simile alla nostra odierna.
Certo, l’ultima posizione è un po’ ingobbita, la barba del “modello” è incolta e forse tra le mani ha una clava e il mento ancora troppo prominente, ma, cazzo, sembra un essere umano.
Ammesso che di vera evoluzione si tratti, quell’essere ancora selvaggio cammina però sulle due gambe e usa le mani per afferrare altri oggetti utili alla sua sopravvivenza, come la clava, appunto.
evoluzione?
Dopo avere afferrato innumerevoli oggetti nella lunga epopea della vita, quell’essere un bel giorno ha deciso di afferrarne due, uno per mano, per sostenersi nel camminare, come se un atavico impulso lo avesse fatto ricordare di quando nella notte dei tempi camminava a quattro zampe.
Io quest’impulso non l’ho mai sentito e cammino senza bastoncini, ma sono preoccupato per la moltitudine di persone che lo fanno e che incontro giornalmente. Un po’ come se notassi che la più parte dei miei simili iniziasse a nutrirsi di carne umana. Una cosa, insomma, verso la quale non potrei restare indifferente e soprattutto della quale mi riuscirebbe molto difficile darmi una spiegazione.
Ma invece sui sentieri molte, troppe persone camminano con i bastoncini tra le mani, muovendosi in un modo “nuovo” che l’essere umano mai aveva conosciuto prima. Provate a osservarli, muovono le spalle torcendo il busto a ogni passo pregiudicando seriamente e costantemente il loro equilibrio.
Camminare in equilibrio non è difficile
A parte che i bastoncini impediscono un agile ed eventuale utilizzo di una macchina fotografica, di un binocolo, di grattarsi un orecchio, di scaccolarsi e di fare un sacco d’altre cose che arricchiscono il monotono mettere un piede davanti all’altro: non si può camminare con le mani in tasca!
Sarà che facendo la guida alpina si va spesso piano piano e non si ha l’esigenza di muovere le braccia come quando si va velocemente, ma camminare su un sentiero con le mani in tasca è una cosa che da una soddisfazione enorme, alla faccia di chi dice che è pericoloso. Camminare con le mani in tasca sui sentieri denota un buon equilibrio psichico e fisico di chi lo fa con naturalezza, altro che balle!
Chi ha bisogno di puntellarsi a ogni passo con due bastoncini o è azzoppato, caso in cui l’uso del bastone è necessario, oppure ha qualcosa nel cervello che non funziona.
Salvano le ginocchia in discesa, dicono i più ferrei sostenitori del bastoncino telescopico, ma se le ginocchia venissero piegate a ogni passo assieme alle caviglie al bacino e al busto in una costante e armoniosa ricerca dell’equilibrio imposta via via dalla mutevole natura del terreno, vi assicuro che non se ne sentirebbe nessun bisogno. Anche perché usare per bene le gambe allena i muscoli sopperendo a eventuali deficienze fisiche dovute a eventuali traumi precedenti, salvandoci la schiena, le cartilagini delle ginocchia evitandoci pure di morderci la lingua.
Senza parlare della piacevole sensazione, che il muoversi nella maniera giusta seguendo le ondulazioni del terreno, ci regala a ogni passo facendoci sentire parte ben accetta dal luogo che attraversiamo.
Camminando con i bastoncini ci muoviamo rigidamente, in maniera totalmente innaturale, involuta ed estranea al terreno e all’ambiente che ci circonda, un po’ come se passassimo di lì in fuoristrada.


Liberi dai bastoncini in posizioni naturali
Poi vedo che in moltissimi, se si fermano per fare una breve sosta, quando ripartono si dimenticano dei bastoncini appoggiati a terra, segno della loro non-indispensabilità. Ogni tanto quell’impulso balordo e autoindotto che ce li aveva fatti acquistare, si annulla al nostro interno riportandoci a una condizione più naturale di esseri umani primordiali e felici, spensierati e scaccolati perché con le mani libere e lo spirito leggero.
Basta osservare i popoli che vivono camminando perché non ci sono strade e quindi automobili a casa loro. Il bastone lo usano i vecchi o gli storpi ma nessuna persona sana e in forze.
Alcuni li portano legati allo zaino come un feticcio rassicurante simbolo del terrificante principio del “potrebbe servire”.
Non parliamo poi dell’antieducazione motoria che l’uso dei bastoncini sviluppa in chi li usa. E’ come se anche sui sentieri si fosse alla costante ricerca di un appoggio perennemente mancante nella vita di tutti i giorni.
Invece non potrebbe essere proprio il sentiero un maestro silenzioso, che instilli in chi non le possiede, determinate chiarezze e sostegni morali?
Un sentiero è la natura stessa, è irregolare e appuntito e quindi insegnante specie quando diventa ripido, è una metafora dell’esistenza al pari di una notte nei bassifondi di una grande città, di un concerto del nostro musicista preferito o la strada che ci ha portati sulla montagna dei nostri sogni, qualcosa che ci insegna l’essere giusti verso noi stessi per poi poterlo essere con gli altri. Mica una cosa di poco conto… E noi lo prendiamo a bastonate!?
Due bastoni tra le mani nel percorrerlo ci possono solo fare inciampare nei nostri dubbi e rovinarci goffamente la magnifica esperienza del traslare la nostra posizione con le nostre forze, in equilibrio, mettendo in perfetta armonia le sopracciglia con le dita dei piedi. Provateci leggeri!








mercoledì 19 agosto 2015

PATAGONIA in bicicletta tra Cile e Argentina. El Chaltén-O'Higgins-Carretera Austral-Rio Mayer-Ruta 40.6-18gen 2018. Prezzo 2050€/pers+volo (min.6 pers.)

Guarda qui il resoconto del viaggio 12-2016

CLICCA SULLE IMMAGINI PER INGRANDIRLE!
mappa di tutto il percorso (in verde)

Questo è un viaggio che propongo per offrire a chi parteciperà una “mia” visione della Patagonia più vera, senza farci mancare perfino la comodità inaspettata di certi posti dove soggiorneremo tra altri più scomodi e "improbabili" ma originali e profondamente autentici. Sicuramente un viaggio non per tutti.
dettaglio El Chaltén-Villa O'Higgins
La Patagonia è immensa e presenta quindi ambienti naturali unici e molto differenti tra loro. Si va dalle coste marine alle montagne ricoperte di ghiacciai ma questi ultimi, sul versante occidentale (Cile) arrivano fino al mare.
L’ambiente naturale che maggiormente la caratterizza è quello della steppa, cioè del “vuoto”. Un “nulla” ricco di piccolissimi dettagli che aveva colpito, tra gli altri, il naturalista C.Darwin, come vegetazione pioniera, animali, laghi e fiumi impetuosi, sullo sfondo lontano di montagne dalle forme spettacolari: Fitz Roy, Cerro Torre, Paine… sono solo alcune. Per Darwin queste terre desolate ma affascinanti costituirono la base del suo studio sull’origine della specie umana e sul fatto che fossero così attrattive neppure lui si era riuscito a dare una spiegazione. Non ci provo neppure io quindi, figuriamoci, ma posso dire che da quando ci sono stato la prima volta non ho più potuto fare a meno di tornarvi più volte possibili.
Lago O'Higgins/S.Martin
Per le sue uniche bellezze, la Patagonia è divenuta negli ultimi anni una meta per i ciclo viaggiatori, proponendosi con itinerari di ogni tipo su strade sterrate, asfaltate e sentieri piuttosto pedalabili.
Personalmente ho percorso negli ultimi 25 anni diverse zone patagoniche anche in bici e in questo programma propongo un anello tra Cile e Argentina sullo sfondo delle montagne che hanno reso la Patagonia famosa nel mondo, ovvero il massiccio del Fitz Roy, in cui faremo anche delle escursioni a piedi. Ma questa straordinario massiccio montuoso è solo uno delle decine e decine che vedremo, intervallando boschi di faggio a laghi verdi, steppe ventose e assolate a fiumi impetuosi, remote Estancias (fattorie) a improvvisati campi in tenda e sere intorno al fuoco.
Bisogna essere pronti a tutto!
Questo tutto presenta una certa dose di avventura e scomodità, e necessita di grande spirito di adattamento, ma può allo stesso tempo rappresentare un’esperienza talmente intensa e bella da meritarsi di essere vissuta anche se fosse la prima volta. Non ci sono situazioni pericolose o estreme, ma la natura si fa vivere veramente solo assecondandola.
L’itinerario che ho studiato dopo anni di vagabondaggi in quei posti, unisce tutti gli elementi più profondi di questa terra misteriosa e meravigliosa e sfiora soltanto i luoghi più frequentati e ormai affollati per dedicarsi maggiormente alle solitudini uniche e straordinariamente belle che presentano siti meno popolari conosciuti solo dai veri esperti e non dal turista mordi e fuggi. Non si tratta di un viaggio per collezionisti di località da esibire al ritorno ma di un percorso ricchissimo di spunti culturali, paesaggistici, sportivi e storici a cui anch’io tengo molto in qualità di guida e amante di quei posti.
Laguna Madre

Inoltre questo itinerario, che propongo per la prima volta, sarà possibile percorrerlo solamente dalla primavera australe (ottobre) 2016 perché prima mancavano pezzi di strada e abilitazioni ad attraversare legalmente le frontiere.

Grazie alla mia esperienza in loco e agli amici locali che mi hanno aiutato, il sogno di percorrere questo anello si sta per avverare, e sono certo che diverrà un classico del cicloturismo mondiale e resterà per molto come lo troveremo noi, perché quel posto non si lascia addomesticare facilmente. Vedrete!
L’itinerario ha un andamento che prevede l’avere i venti prevalenti alle spalle, ma questo non significa che saremo sempre sospinti e non dovremo pedalare! Come dice un grande alpinista patagonico mio amico e compagno in tante avventure (vere!): “in Patagonia quando ti auguri che una cosa vada come speri, puoi essere certo che andrà esattamente al contrario”.
Durante la prima parte le tappe sono brevi ma intense (sentieri, sterrate, guadi…) e i pernottamenti tutti molto comodi, mentre nella seconda parte potremo avere un mezzo che trasporta il bagaglio al seguito e qualche pernottamento sarà in tenda, ma la bici non peserà molto.
icebergs

Le sistemazioni vanno dal molto confortevole allo spartano ma permettono sempre di recuperare le energie necessarie e nutrirsi a dovere. Spirito di gruppo e di adattamento sono elementi fondamentali da mettere nel bagaglio!
Itinerario adatto a ciclisti con discreta preparazione allenati a percorrere fino a 100 km/giorno (su asfalto) lungo strade con poco dislivello. Le giornate della primavera australe durano quasi 20 ore. Consiglio di lasciare a casa l’orologio.
Note: molti tratti delle strade patagoniche si stanno asfaltando, e noi ne percorreremo il meno possibile. Ricordate però che anche su asfalto nel mezzo della steppa patagonica il paesaggio è straordinario e non avere i sassi sotto le ruote può anche essere piacevole.
LE STRUTTURE IN CUI SI DORME, ANCHE LE Più MODESTE, SONO SEMPRE MOLTO ACCOGLIENTI E TIPICHE .

PROGRAMMA GIORNALIERO indicativo (possono esservi variazioni dovute a sicurezza, meteo, logistica, imprevisti e altro. La guida si consulterà sempre con i partecipanti prima di metterle eventualmente in atto)
1g
Partenza dall’Italia con volo di linea e arrivo a Buenos Aires il giorno seguente.


 2g
vista da Hosteria El Pilar. Fitz Roy
Coincidenza per El Calafate (ca. 3 ore di volo). Arrivo a El Calafate e trasferimento in bus a El Chaltén direttamente dall’aeroporto (3 ore). Albergo in camere doppie/quadruple. Cena libera.
Albergo
B
 3g
Relax in paese (dopo un viaggio tanto lungo occorre qualche ora per riprendersi, credetemi!), visitando luoghi interessanti e organizzandoci logisticamente (spesa viveri, regolazioni e montaggio bici, ecc.). Pasti liberi.
Il Cerro Torre dai boschi di El Chaltén
Albergo
B
4g
Si caricano in bici (obbligatorio portapacchi! Ved. Poi suggerimenti sul bagaglio in bici): sacco a pelo, viveri per 2 pranzi, vestiti
e poco altro e si parte alla volta della Hosteria El Pilar (clicca per vedere immagini) a soli 17 km dal paese. Raggiunta  questa stupenda località lasciamo le bici e ci concediamo una bella escursione a piedi nel massiccio del Fitz Roy su ottimo sentiero. Rientro nel tardo pomeriggio all’Hosteria, cena e pernottamento. Camere triple con bagno.
Tramonto da El Chaltén
Hosteria
BD
5g
Partenza lungo la Ruta 23 in direzione nord fino al Lago del Desierto a 25 km di piacevoli e brevi saliscendi costeggiando il Rio de las Vueltas e vari laghi verdi e azzurri. Sulla sinistra sfilano imponenti cime ricoperte da ghiacciai e nelle praterie vicine alla strada si rincorrono mucche e cavalli bradi. Attraversiamo il Lago del Desierto in barca (1 ora) con scorci sul Cerro Vespignani e il ghiacciaio Huemul.
Giunti alla Punuta Nord del Lago dobbiamo esibire il passaporto al posto di Gendarmeria Argentina. Da qui per 6 km bisogna affrontare un sentiero che alterna tratti pedalabili a altri in cui la bici si spinge, ma il percorso nel bosco non è faticoso e il panorama tra le radure è così bello da non fare sentire la fatica! Giunti al cippo di confine si entra in Cile e si percorre in discesa una sterrata bellissima che attraversa per 17 km rilassanti praterie e boschi di faggio giungendo a Candelario Mancilla dove c’è il posto di frontiera dei Carabineros de Chile. Vidimati i passaporti proseguiamo sulla sponda dell’immenso Lago O’Higgins/S.Martin per un km ancora fino all’estancia (d’ora in poi abbreviato in Ea.) storica e molto tipica S.Teresita della fam. Levicàn-Mancilla. Pernottamento in camere triple e quadruple con bagno al piano.

Estancia
BD
6g
Villa O'Higgins
In barca si attraversa il grande lago blu O’Higgin’s/S.Martin in ca. 3 ore fino all’altra sponda dove c’è il paese remoto di Villa O’Higgins e dove termina la Carretera Austral proveniente da nord. Dal molo si pedala per 4 km fino al paesino dove ci sistemiamo in albergo. La Villa (=paese) è molto carina e ci sono negozietti che vendono di tutto. La popolazione è dedita all’allevamento e al taglio di legname. Tutt’intorno dominano la scena alte montagne ricoperte di ghiacci. Possibilità di escursione a piedi al Glaciar Mosco o in bici lungo la Carretera Austral. Cena libera. Camere triple-quadruple con bagno al piano. Per il pranzo si può fare la spesa nei numerosi negozi del villaggio.
Albergo
B
7g
Di buon mattino percorriamo la Carretera Austral fino al ponte sul Rio Mayer per proseguire lungo il Camino X905 attraversando diversi fiumi su passerelle per i 36 km che ci separano dalla frontiera con l’Argentina. Il paesaggio varia dal boscoso al terreno aperto di montagna e i saliscendi si alternano piacevolmente. Si possono avvistare frequentemente i cervi patagonici (Huemules).
Carretera Austral
Passata la frontiera cilena ci aspettano altri 12 km fino a quella argentina dove ci incontriamo la nostra auto di appoggio con tutti i nostri bagagli. Altri 12 km a pedali ci portano all’Ea. Entre Rios dove ci accampiamo con le nostre tende.
Camping
BD
8g
85 km ci portano al bivio con la mitica Ruta 40 mentre il paesaggio diviene steppa, la vera essenza del viaggio patagonico, del nulla pieno di cose. Il Rio Chico ci indica il cammino sfilandoci a destra. La stazione di servizio La Horqueta, 15 km dopo l’inizio dell’asfalto, ci offre alloggio per la notte e la possibilità di acquistare viveri per il pranzo del giorno successivo.
Albergo
BD
9g
Seguiamo il Rio Chico per ca. 80 km (di cui 30 sterrati) fino all’Angostura (=strettoia) dove ci accampiamo sul fiume in piena steppa, tra puma, condor e armadilli!

Camping
BD
10g
La steppa patagonica angustia positivamente il nostro pedalare monotono fino all’Ea. La Siberia per 85 km. Il mostruoso lago Cardiel ci sta a destra in basso e le montagne della Cordillera sono lontane sullo sfondo reso nitido dai venti costanti. Pernottiamo in camera e può scapparci una doccia!
Estancia
BD
11g
Gli ultimi 80 km ci portano a Tres Lagos, uno dei più sconcertanti villaggi patagonici. Un vero posto da gauchos! Pernottiamo in alberghetto e ci concediamo una cena tipica (libera).
Albergo
B
12g
Raggiungiamo in bus El Calafate la “Las Vegas” della Patagonia, adagiata sulle rive del Lago Argentino e ricca di hotels, negozi, bei dintorni e anche un casinò! Ci sarà tempo per un’escursione turistica (facoltativa) al celebre ghiacciaio Perito Moreno. Notte in albergo. Cena libera in uno dei numerosi ristoranti tipici.
Albergo
B
13g
Giornata di riserva o da dedicare a escursione a piacere (ce ne sono un’infinità), shopping, relax o cosa uno desidera. Notte in albergo, lo stesso del giorno precedente.
Albergo
B
14g
Trasferimento in aeroporto e volo per l’Italia via Buenos Aires con arrivo il giorno seguente.

B

Servizi: B=prima colazione D=cena Albergo/Estancia=camere doppie-triple-quadruple con servizi ai piani (a volte in camera). Hosteria=lodge***con servizi in camera.




Volo Aereo, note importanti
-Acquisto: il costo del volo NON è incluso e si può fare presso una vostra agenzia di fiducia oppure presso quella che utilizzo solitamente. Visto che portiamo con noi la bicicletta è fondamentale che la Compagnia scelta conceda, senza costi extra, una franchigia di bagaglio da 2 colli da 23 kg ciascuno+bagaglio a mano. Il costo del volo A/R va dai 950 ai 2000€ (e oltre) dipendendo da quando si acquista. Prima si acquista meno costa.
Camera quadrupla in albergo basic


-Polizza di viaggio medico-bagaglio
Contestualmente all’acquisto (e NON separatamente) si può avere una polizza di viaggio Medico-Bagaglio a un costo variabile tra i 20 e i 30€. Chi volesse stipulare polizze di annullamento viaggio, dovrà rivolgersi all’agenzia di mia fiducia di cui sopra, dove andrà acquistato il biglietto aereo.

Quota di partecipazione a persona:vedi titolo
DATE:ved.titolo. possono esservi variazioni di +o- un giorno a seconda degli operativi aerei

INCLUDE
-Guida esperta del posto incluse tutte le sue spese (volo incluso).
-Pernottamenti in albergo, hosteria, estancia, tenda come da programma (leggetelo bene!)
-Pasti come da programma (leggetelo bene!)
-Bus privato aeroporto El Calafate-El Chaltén incl. trasporto bici
-Imbarcazione sul Lago del Desierto incl. trasporto bici
(il trasporto delle bici prevede sempre un costo a parte)
-Imbarcazione sul Lago O’Higgins incl. trasporto bici
(il trasporto delle bici prevede  sempre un costo a parte)
-Mezzo di appoggio con autista (e sue spese) da frontiera argentina a Tres Lagos dal g8 al g12 e per trasporto bagagli    
  da El Chaltén (g4) al punto di incontro del g8.
-Bus Tres Lagos-El Calafate  incl. trasporto bici
(il trasporto delle bici prevede sempre un costo a parte)
-Bus El Calafate-Aeroporto
Carovana nei primi del '900 dove oggi c'è El Chaltén

NON INCLUDE
-volo aereo dall’Italia
-bibite ed extra in genere dove i pasti sono comunque compresi
-mance
-pasti non compresi nel programma (leggetelo bene!)
Una cena in ristorante costa dai 10 ai 25€ mentre i generi alimentari acquistati al supermarket costano ca. il 30% meno che in Italia. Per avere un’idea.
-pernottamenti non compresi nel programma (leggetelo bene!) o quando previsti in tenda ma possibili eventualmente
 in albergo o per cambi di programma.
-polizze di viaggio di ogni tipo
(acquistabili contestualmente all’emissione del biglietto aereo con costo a parte, vedi
  sopra)
-ingressi a musei, spettacoli o escursioni turistiche non comprese nel programma (leggetelo bene!)
-riparazioni bicicletta in caso di guasti
-eventuali trasferimenti a terra extra in caso di cambio operativo dei voli aerei
-tutto quello non compreso nella voce precedente.
Gh. Perito Moreno


TEMPERATURE e AMBIENTE
Non ci muoveremo mai a quote alte (max 1000m) ma il clima ventoso accentua la sensazione di freddo che comunque scompare quando si è in movimento.
Di giorno la temperatura va dai 5 ai 25 °C a seconda se è nuvolo o sereno. La notte scende raramente sotto agli 0 °C.

EQUIPAGGIAMENTO indispensabile
-bicicletta (MTB o ibrida) con portapacchi+kit leggero riparazione
(incl. una maglia aperta x catena)
-abbigliamento tecnico da ciclismo con copri pantaloni e giacca leggera impermeabili (ok Gore-tex) anche tipo alpinismo
-guanti e berretto+casco e cap da sole con visiera
-borsa stagna tubolare in PVC da 40 lt.+cinghia elastica per fissaggio su portapacchi
-pila frontale
-occhiali e crema protettiva da sole e repellente per insetti
-piccolo beautycase con MINIMO corredo
-asciugamano microfibra
-piatto, tazza e posate
-sacco a pelo con temp. comfort -3 °C.
-materassino autogonfiabile (Ferrino o Thermarest superlight corto)
-scarpe da escursionismo basse e un paio di utilissime Crocs.
-pile di peso medio
-maglia e calzamaglia intimo leggere in microfibra o (meglio) in lana merino
-gilet o giacca in piumino leggera
-pantalone e maglia per turismo-alberghi-città-ristorante (jeans e pullover/1 camicia…)
-ricambi senza esagerare.
guado


BAGAGLIO
va riposto per il viaggio un una borsa robusta con lucchetto a combinazione (non con chiavi) e proprie generalità scritte su targhetta o direttamente sulla borsa (ottimo il tipo Duffle in PVC)
-Della bici vanno smontati i pedali, il manubrio e le ruote e il tutto va assemblato con fascette autobloccanti. Se utilizzate una borsa da viaggio per bici assicuratevi che sia di quelle leggerissime e facilmente ripiegabili. 
La logistica del nostro viaggio non prevede l’uso di sacche (scatole in cartone) o borse rigide e/o imbottite per nessun motivo.

INFO e iscrizioni: Marcello Cominetti tel 3277105289 info@marcellocominetti.com